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Inizio anno associativo 2010
Può sembrare strano, all'inizio di un nuovo anno associativo, riferirsi a un testo mistico e misurarsi con termini quale "incorporeo" e "corporale". Eppure, per molti cristiani occidentali che si accostano alla spiritualità e alla tradizione liturgico-culturale dell'Oriente il motivo - più o meno conscio
ed esplicito - risiede proprio in una certa insoddisfazione, in una sottile inquietudine che pervade l'homo tecnologicus del XXI secolo: "Tutto qui? Tutto
si può concentrare nel potere sugli oggetti - e magari anche, per qualcuno, sulle persone?" La diabolica insinuazione del Tentatore nel Deserto di Giuda
non è mai sembrata così vicina come oggi, quando ci permettiamo di pensare non come a un'utopia, ma come a una possibilità reale, di clonare la vita, di
fabbricare gli uomini in provetta, secondo la triste profezia del Mondo Nuovo di Aldous Huxley. Simili conquiste a qualcuno fanno orrore, ad altri danno
esaltazione, a tutti - diciamo la verità - fanno un po' paura. Soprattutto, lasciano il retrogusto del vuoto esistenziale: Giovanni Guareschi lo aveva ben descritto nel Mondo Piccolo, facendo ragionare don Camillo
sull'uomo che, nella sua fame di tempo e di spazio, fabbrica macchine che lo fanno correre sempre più veloce, tanto che il mondo si riduce alla fine a
un puntale di pennone, su cui il superbo conquistatore del mondo, come un passero, si ritrova appollaiato. E lì, come il passero, si ritrova a rimirare
il tremendo infinito dell'universo: allora - e qui Guareschi si fa a sua volta profeta - ritrova il Dio dell'immensità, dell'eternità, della vita. Forse anche a lui succederà allora come ad Agostino di scoprire che la "eterna bellezza" che ha sempre cercato, in realtà l'ha sempre avuta vicina, è
stata sua compagna di viaggio. Pensiamo che questo desiderio inconscio stia nel cuore dell'uomo che ricerca, e che la tradizione liturgica dell'Oriente
costituisca uno svelamento del Mistero, l'intravedere il Compagno di viaggio che sta all'origine del nostro essere, ne costituisce la ragione, la meta cui
tende. Perché l'Oriente è il luogo del simbolo, il contesto nel quale non è stato trascurato o, peggio, violato. Pensate ad un bambino in ingenua
ammirazione di una boule à neige acquistata su una bancarella in qualche Santuario, prodotto di fiaba e di devozione, meraviglia a buon mercato,
ma piena di fascino per occhi innocenti. Se però viene infranta per conoscerne la composizione si riduce a frammenti di plastica, ad una pozzetta
di liquido più o meno colloso: non racconta più nulla, nemmeno una storia kitsch un po' banale. Il Mistero si ammira (mirabilis), non si violenta. Ogni liturgia è luogo di Mistero, ma non sempre lo si riconosce come l'essenza stessa dell'atto cultuale. Nella Chiesa d'Oriente - non certamente immune
da limiti, come sono, come siamo noi tutti, uomini pellegrini sulla terra alla ricerca dell'eterna bellezza - tuttavia il Mistero è rispettato, per cui
ci si sente coinvolgere anche senza capire, e quando si capisce è solo per rendersi conto che non si può capire tutto. Piuttosto, si può credere, si può
sperare, si può amare. L'A.C.I.O.C., comunità di modesti, ma decisi cercatori, inizia un nuovo periodo, così come suggeriscono Benedetto XVI e le vicende stesse del nostro
gruppo, nel segno del sacerdozio, servizio liturgico, ma anche e soprattutto partecipazione ai Divini Misteri che Cristo, Sommo Sacerdote della Nuova
Alleanza, ha consegnato al suo popolo, regale sacerdozio, perché la storia, la realtà del corporeo si faccia un po' meno opaca, lasci trasparire sempre
più la Santità dell'Incorporeo. Buon anno sociale, buon lavoro
Enrico M. Salati
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Veglia di preghiera per l'Unità dei Cristiani - Gennaio 2010
Testimoniare celebrando la vita
Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto!» (Lc 24,1ss) L'annuncio pasquale, fondamento della nostra fede, risuona oggi qui con una freschezza nuova, ma anche con una sfida
grande. È risorto: è la manifestazione prima ed eterna del nostro credo, è l'inzio della storia della salvezza, è la verità unica del nostro essere cristiani. È su questo evento che la Chiesa apostolica ha
formulato la sua predicazione, è su questa parola che i primi cristiani hanno consumato le loro vite e hanno donato se stessi fino al martirio. È su questo annuncio che la Chiesa unita ha celebrato, ogni
domenica, pasqua della settimana, duranti i secoli e attraverso ogni tribolazione, la divina e santa liturgia. È questo il kerygma che ogni fedele cristiano annuncia nel mondo.
Testo completo
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ACIOC sezione di Milano
Milano, antica chiesa fondata secondo la tradizione da un discepolo del Signore, l'apostolo Barnaba, e retta
da grandi vescovi, il maggiore dei quali sant'Ambrogio, è stata definita una Chiesa d'Occidente
che guarda ad Oriente. La presenza, allora, di una piccola comunità di cattolici che seguono per tradizione, per interesse spirituale o anche solo
per amore del rito, diventa significativa testimonianza di questa apertura della Chiesa ambrosiana.
Sono questi i motivi che hanno spinto un gruppo di fedeli sia italoalbanesi o, comunque, di tradizione orientale a costituire in città una Sezione
dell'Associazione Culturale per l'Oriente Cristiano (ACIOC) dedicata ai santi Ambrogio e Basilio.
L'ACIOC nacque già negli Anni Trenta del Novecento a Palermo, presso la locale Eparchia (Diocesi)
bizantina di Piana degli Albanesi, con l'intento di sostenere culturalmente le comunità italiane
di tradizione e cultura bizantina, e costituire anche un punto di riferimento, di sensibilizzazione
e di aiuto a tutti i cristiani italiani - cattolici latini innanzitutto - per comprensione
culturale ed una condivisione ecumenica dei fratelli d'Oriente.
A Milano, la sezione ACIOC nasce con l'assistenza dell'Archimandrita Mons. Enrico Galbiati, prefetto
emerito della Biblioteca Ambrosiana e con la collaborazione di altri sacerdoti, primo tra i quali
l'attuale Assistente Spirituale p. Vittorino Joannes ofm e di
un gruppo di fedeli, sensibili alla cultura ecumenica.
La Sezione ACIOC ha voluto, in questi anni, testimoniare e far conoscere, attraverso celebrazioni liturgiche e iniziative culturali il patrimonio
della Chiesa Bizantina, in alcune parrocchie della Diocesi Ambrosiana.
Lo scopo di questa significativa presenza è, quindi, quello di cooperare alla ricomposizione della piena comunione tra le Chiese d'Occidente e
d'Oriente e di ricostituire un comune orizzonte di comunicazione tra le culture cristiane dei popoli occidentali e orientali. In questa prospettiva
si opera con diverse iniziative per diffondere la conoscenza dell'Oriente Cristiano e dei temi ecumenici al fine di favorire l'unione dei cristiani.
Contribuisce, inoltre, alla conoscenza e alla conservazione dei riti orientali, di tradizione bizantina, con particolare riferimento alla cultura
delle comunità italo-albanesi.
Costituisce anche un punto di riferimento per le celebrazioni festive ai fedeli cattolici di rito bizantino che vivono a Milano o nelle vicinanze,
creando un ambiente accogliente, fedele alle loro tradizioni spirituali e religiose.
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Proposte per attività culturali 2008
L'A.C.I.O.C di Milano propone una serie di incontri per far conoscere la spiritualità, l'arte e
la cultura liturgica dell'Oriente bizantino, con particolare riferimento al patrimonio che tale
cultura ha lasciato nel nostro Paese, e che non è costituito soltanto da reperti e documenti,
per quanto nobili e prestigiosi, ma anche da realtà vive, organizzate soprattutto - ma non
solo - attorno a importanti strutture ecclesiastiche, quali il Monastero Esarchico di
Grottaferrata (Roma), o le Eparchie (diocesi) di Lungro (Cosenza) e Piana degli Albanesi
(Palermo).
Alcune proposte comprendono la presentazione di testi della liturgia bizantina, eseguiti dal
gruppo melurgico della sezione milanese "SS. Ambrogio e Basilio" secondo melodie
classiche (octoikos) greche, ma anche popolari (italo albanesi e di altre comunità) ed
un'attenzione al prezioso deposito del monastero esarchico di Grottaferrata (Rm).
L'A.C.I.O.C. è disponibile a tenere gli incontri presso Centri Culturali Cattolici, parrocchie,
scuole ed analoghe istituzioni religiose e/o culturali, in tempi e spazi concordati con le
suddette istituzioni.
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SABBIA, CIOTTOLI E GEMME
Dove sono allora quelli che ci rinfacciano la povertà e vanno superbi della loro ricchezza?
Quelli che definiscono la Chiesa in base al numero delle persone, e disprezzano il "piccolo gregge"?
quello che arrivano a misurare la divinità e a pesare sulla bilancia il popolo?
Quello che riconoscono valore alla sabbia e oltraggiano le luci del cielo, ammassano le pietruzze e disdegnano le pietre preziose?
Non sanno, infatti, che se i granelli di sabbia sono più copiosi degli astri e i ciottoli lo sono più delle pietre lucenti, non sono,
però anche più puri e preziosi (Gregorio Nazianzeno, Orazione 33, 1)
Alla conclusione di un anno sociale si pongono sempre delle riflessioni sulla quantità e qualità delle esperienze,
dei "prodotti" della partecipazione, dell'attività svolta: attività, per la verità, non molto copiosa, per quanto ci riguarda.
Il fatto che la quantità ridotta sia ampiamente giustificata dalle risorse - anch'esse assai scarse - e dagli imprevisti che ci hanno impegnato,
non ci esime da un confronto qualità/quantità, per non fare la fine del "servo inutile" che nasconde l'unico talento di cui è stato gratificato.
In proposito, ci aiutano le parole di Gregorio Nazianzeno riportate sopra. Esse, innanzitutto, mettono a fuoco la misura del "piccolo gregge",
il cui valore risiede nella qualità intrinseca, simile alle gemme e non nella quantità di azioni, ricchezze o presenze che, come i granelli
di sabbia, possono essere innumerevoli, ma restano solo e sempre sabbia. E ciò costituisce un preambolo, una chiarificazione al fatto che,
se proponiamo un aumento della quantità, ciò non è per la smania di essere e di figurare, com'era degli Ariani costantinopolitani cui
si opponeva Gregorio. Sappiamo bene che ciò che conta sta nel valore intrinseco, come per le gemme.
La domanda, piuttosto, è se davvero possiamo, sezione ACIOC milanese, considerarci "gemme". In effetti, il nostro gruppo dispone di risorse
di un certo valore, e ciò sia detto senza volersi gloriare, soltanto considerando oggettivamente quel che facciamo e come lo facciamo, ma ... non è che
stiamo scambiando strumenti - in genere intellettuali - preziosi per le gemme stesse? Uno strumento è prezioso perché può favorire la produzione
di oggetti di valore, di gemme. Ma la gemma è, per l'appunto, un prodotto, non uno strumento: confondere quest'ultimo con la prima porta a vanificare
il nostro agire, come vien spesso denunciato aggiungendo a sostantivi importanti la desinenza "ismo": intellettualismo, ad esempio, sociologismo,
liturgismo, rubricismo, tradizionalismo, estetismo...
Ma chi ci rivelerà - poiché non ci attribuiamo l'autorevolezza di definire e giudicare - dove stanno davvero le gemme, le esperienze preziose?
Siamo nel periodo che rifulge dello splendore mattutino della Pentecoste, quando tradizione e cultura liturgica dell'Oriente ci invitano, adornando
l'iconostasi con rami verdi e fiori, a riconoscere nello Spirito Colui "che rinnova la faccia della terra".
E' lo Spirito che fa di un oggetto o di un evento una gemma preziosa, e questa la si riconosce perché contiene un seme di rinnovamento
della "faccia della terra".
Augurandoci così una buona vacanza, pensiamo anche a quanto abbiamo fatto e facciamo, e se contribuisca a cambiare la faccia della terra;
di più, se sappiamo rispondere allo Spirito il quale, attraverso gli eventi del mondo che ci circonda, sta innovando.
Ad esempio: quest'epoca di grandi migrazioni che coinvolgono anche milioni di cristiani, non dice nulla, nulla chiede ad una pur minuscola realtà,
la quale purtuttavia vuole contribuire con gli strumenti della conoscenza, della cultura,
della vicinanza orante, al miglioramento del proprio spazio umano? (E. M. Salati)
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ECCO UN BIMBO A NOI E' NATO ED UN FIGLIO A NOI E' DATO!
« Ti sei chinato sulle nostre ferite e ci hai guarito donandoci una medicina più forte delle nostre piaghe,
una misericordia più grande della nostra colpa. Così anche il peccato, in virtù del Tuo invincibile amore,
è servito a elevarci alla vita divina» Prefazio della Liturgia ambrosiana
Da quando l'angelo Gabriele portò l'annuncio alla piccola Vergine di Nazaret dicendole «hai trovato grazia presso Dio.
Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo» (Lc. 1,30),
i cieli si aprirono e il
Santo discese e, «pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma svuotò se stesso, assumendo la condizione
di servo e divenendo simile agli uomini» (Fil. 2,6).
Celebriamo il grande Mistero dell'incarnazione, di quel Dio ineffabile, indicibile, inconoscibile che l'antico popolo d'Israele temeva, che l'Antica
Alleanza aveva considerato come impronunciabile, che i Profeti hanno svelato attraverso le loro parole.
Nell'imminenza della grande Festa della Nascita del Signore Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo secondo la carne, facciamo memoria, in primo
luogo, della beata Vergine Maria, sua Madre che, «oggi, dà alla luce l'Eterno e la terra offre una spelonca all'inaccessibile.
Gli angeli con i pastori cantano "Gloria", i magi camminano seguendo la guida della stella, poiché per noi è nato un tenero bambino,
il Dio eterno!» (tropario di Natale).
L'esempio dei Magi di seguire la stella, segno luminoso e divino che conduce alla Luce vera nella grotta di Betlemme, diventa per noi invito ad
andare insieme, a camminare con i pastori, non solo verso il piccolo Nazareno, ma illuminati dalla sua Luce, da quella luce che mai tramonta a
percorre il grande cammino della vita nelle nostre comunità. Possiamo, allora, dire con Gregorio di Nissa «Non mancherà mai lo spazio a chi corre verso il Signore. Chi ascende non si ferma mai, va
da inizio in inizio, secondo inizi che non finiscono mai».
L'evento salvifico si è compiuto, là, in quel tempo, ma si rinnova oggi, nelle nostre Chiese, nelle nostre famiglie, nei nostri cuori.
Non è un sentimento caldo e
mieloso che invade lo spirito, è la certezza di Dio che «pone la sua tenda in mezzo a noi», che svuota se stesso per assumere la nostra natura e
ricondurci al Padre, per rendere di nuovo l'uomo, essere divino. Solo così si compirà l'intera opera di salvezza e l'uomo e Dio passeggeranno
ancora nel giardino, insieme.
Non illudiamoci e non cadiamo nell'errore che sant'Agostino lamentava: «Questo è l'orrendo e occulto veleno del vostro errore: che pretendiate di far
consistere la grazia di Cristo nel suo esempio e non nel dono della Sua persona». Accogliamo il Dono, quell'immenso e gratuito Dono
della Sua persona, che, solo per amore, si dona a noi, per rialzarci dalla caduta, per risollevarci dalla polvere, per ricondurci nel giardino delle
delizie. Allora cantiamo anche noi con Ireneo di Lione: «Gli uomini dunque vedranno Dio e così vivranno: questa visione li renderà immortali e capaci di
Dio. Questo è ciò che era stato rivelato in figura dai profeti: Dio può essere visto dagli uomini che portano il suo Spirito e aspettano senza
stancarsi la sua venuta. Colui che opera in tutti, quanto alla sua potenza e grandezza, resta invisibile e inesprimibile per
tutti gli esseri creati da lui; e tuttavia non è loro completamente sconosciuto, perché tutti arrivano, attraverso il suo Verbo, alla conoscenza
dell'unico Dio Padre, che contiene tutte le cose e a tutte dà l'esistenza» (Contro le eresie).
A tutti, quindi, un augurio di cuore perché la memoria di quest'Evento ci conduca alla gioia che viene dalla piena
unione con Cristo, Signore della storia e del Cosmo, affinché il ricordo della Sua nascita susciti in tutti noi la gratitudine del grande Dono. (p. Rinaldo, Diac. Michele)
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LA VIGILIA: INIZIO DEL GIORNO DEL SIGNORE
In comunione con la Chiesa Ambrosiana, la Chiesa Bizantina inizia il periodo della Quaresima
di Natale in attesa del grande giorno che ha fatto il Signore
La Chiesa Ambrosiana, nella quale vive la nostra comunità, inaugura, con la Quaresima prenatalizia di san Martino (Avvento), proprio in
coincidenza quest'anno con il calendario liturgico bizantino, e cioè il 15 di novembre, il nuovo Lezionario proprio del rito,
ripristinato dopo più di trent'anni e riformato secondo le esigenze odierne, pur con una notevole aderenza allo spirito ed
alle caratteristiche della propria tradizione liturgica.
In particolare, si riprende l'uso antico, e tuttora proprio dei riti orientali, di far iniziare il giorno liturgico ai primi "grandi"
vesperi del giorno precedente. Così, il sabato non si avranno più messe "prefestive", ma liturgie vigiliari, inserite preferibilmente
tra, appunto, i vesperi e caratterizzate dall'annuncio della Risurrezione del Signore. Questa è costituita dalla proclamazione di una
pericope evangelica riguardante appunto la Risurrezione: ne sono state individuate una dozzina appartenenti ai vangeli canonici
che, esclusi alcuni casi particolari, verranno riproposte ciclicamente.
Al termine della lettura, il sacerdote uscirà nell'antico annuncio pasquale ambrosiano: "Cristo Signore è risorto!", cui l'Assemblea
risponderà con la lode: "Rendiamo grazie a Dio!", e sarà il momento di sciogliere le campane, segnalando agli uomini
ed al cosmo intero che il Mistero della Salvezza si è compiuto, in questo, che è "il giorno che ha fatto il Signore".
Non vi è chi non veda la ritrovata vicinanza con la liturgia dell'Oriente Cristiano: i brani evangelici che ciclicamente illustrano il
mistero pasquale in ogni domenica dell'anno ricordano da vicino i Tropari della Risurrezione dello Octhoicos; l'annuncio è assai
simile al "Christos anesti", la liturgia vigiliare vespertina è concepita quale apertura del giorno di festa, sottolineato appunto dal
suono dei bronzi sacri...
Il che, mentre non può che gratificare chi, come noi, dedica una parte del proprio tempo a costruire percorsi di sensibilizzazione ecumenica nei
confronti delle Chiese dell'Est, per un altro verso deve costituire un impegno per aiutare latini e greci, cattolici e non, a riscoprire
una unità di sentire e di vivere il Mistero della nostra Salvezza pur nella bellezza della diversità culturale, anzi, proprio grazie a
questa diversità, che accresce ed espande le nostre possibilità di vivere ed approfondire una autentica spiritualità personale,
la quale, come la biblica cerva, si abbevera alle fonti della salvezza proposte dalle diverse tradizioni liturgiche.
La Quaresima di Natale può dunque essere intesa, in particolare quest'anno, come una lunga intensa vigilia, un percorso notturno che
giungerà alla luce della Teofania del Signore: ma perché possiamo riconoscere il Kyrios dell'universo che si manifesta, abbiamo bisogno
del raccoglimento nella severa, ma serena, penombra della veglia vesperale.
Con questa convinzione la Sezione A.C.I.O.C. intraprende un nuovo anno sociale, dopo un periodo che non è stato scevro di
difficoltà, ma nel quale ha potuto ancora una volta sperimentare come non sia senza significato la sua modesta presenza nel
contesto ecclesiale e culturale milanese. (Enrico M. Salati)
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IL DIGIUNO NELLA PRASSI ORIENTALE
In Oriente il digiuno, è stato
sempre vissuto come un
rapporto pieno di affetto tra
l'uomo e Dio. E' stato sempre
vissuto, come uno scambio di
sentimenti profondi di amore tra
l'uomo e il suo Creatore, e
viceversa. Questo scambio si
realizza aggiungendo al
digiuno, la preghiera
incensante, e la concentrazione
del volere umano, per compiere
la volontà divina. Il digiuno
innalza l'uomo dalla penitenza,
all'unione con Dio. Attraverso
questa preparazione piena di
devozione di fronte a Dio,
l'uomo riceve come risposta, il
dono dello Spirito Santo, quale
realizza la vera identità e unità
nella persona umana, cioè, tra il
corpo e l'anima. Sapendo che, il
peccato ha distrutto questo
meraviglioso legame tra il corpo
e l'anima, si pone la domanda:
come può l'uomo riacquistare
ciò che ha perso? La risposta
dei Padri Orientali è questa:
l'uomo può ricevere di nuovo
ciò che ha perso solo attraverso
le opere contrarie al peccato.
Questo vuol dire che l'uomo
deve prendere la decisione di
praticare le virtù, che hanno
come fondamento, la persona di
Gesù Cristo Figlio di Dio. In
Cristo abbiamo ricevuto i doni
necessari per realizzare la nostra
unità interiore, e poi, tra noi e
Dio. Se, il peccato ha creato il
disordine nella natura umana, le
virtù in Cristo, ristabilisce
nuovamente l'identità dell'uomo,
secondo il progetto divino.
Il digiuno, come espressione
totale della libertà dell'uomo, è
vissuto come un fatto di amore
responsabile, e non uno di
punizione. In questo caso,
l'importanza di astenersi
periodicamente da alcuni cibi, ha
un carattere pedagogico e
salvifico.
E' vero che in Oriente, alcuni,
predicano un aspetto di punizione
del digiuno, creando delle
difficoltà nel capire la
misericordia divina e il suo ruolo
per la salvezza dell'uomo. Io
credo che non sia giusto
spaventare l'uomo, facendolo
credere che Dio è un Dio
vendicativo. In tutta la mistica
orientale si parla veramente di
una paura nel dialogo tra l'uomo
e Dio, ma di una paura che non
restringe la liberta di scelta, e che
non schiavizza la coscienza
dell'uomo. I Padri non parlano di
una paura proprio, che paralizza
l'uomo e fa risplendere Dio. E'
un nonsenso. Dio che è carità,
mitezza, bontà... senza confini,
come può rivelarsi come un
Essere spaventoso? I Padri
parlano piuttosto, di un
sentimento forte di non
perdere la possibilità di
dialogare con Dio. E questo
fatto, non è una paura, ma un
segno di un amore totalmente
libero e spontaneo, che
fortifica l'uomo e gli dà la
forza di fare qualcosa come
segno di amore davanti a Dio,
tra i quali c'è anche il fatto di
digiunare. In questo caso, il
digiuno diventa un'offerta di
se, oppure un sacrificio per i
suoi peccati.
«Se vuoi seguire il nostro
Signor Gesù Cristo,
custodisci Sua parola nel tuo
cuore, e crocifiggi l'uomo
vecchio che è in te, sulla Sua
Croce, e coloro che ti
vogliono far scendere dalla
Croce, gli devi fermare e
allontanare fin quando sei
vivo...» (Codice Sinaitico
206, f. 181 b).
Ecco il senso del digiuno.
Esso è sempre collegato alla
penitenza o conversione.
Nessuna virtù esiste da sola.
Tutto è un anelito a Dio.
Vivendo le virtù divino-
umane di Cristo, diventeremo
anche noi simili a Lui nel
Regno di Dio.
(padre Ionita)
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ANTICO E NUOVO SI INCONTRANO NELL'UNICA ALLEANZA
"Rallegrati, o piena di grazie, Madre di Dio e Vergine, poiché da te spuntò il sole di giustizia,
Cristo il Dio nostro, che illumina coloro che giacevano nelle tenebre.
Rallegrati anche tu, o giusto vegliardo, che hai ricevuto fra le braccia
il Redentore delle anime nostre, ci conceda ancora la risurrezione"
Il Mistero dell'incarnazione del
Signore si chiude e si manifesta
con la Presentazione al Tempio.
Maria e Giuseppe, pii osservanti
dell'antica legge mosaico,
portano al Tempio Colui che
questa legge ha stabilito;
presentano a Dio, Colui che da
Dio è donato agli uomini. Ma la
verità profonda di questo
avvenimento sta proprio in
questo piccolo bambino: in Lui,
Signore del Tempo e della Storia
si uniscono antico e nuovo
Testamento, si rendono manifeste
le antiche profezie messianiche,
si avverano i santi Oracoli
pronunciati all'eletto Popolo di
Israele. Con questa presentazione
si inaugura la nuova alleanza che
verrà suggellata dal sangue stesso
di questo Agnello portato da due
genitori amorevoli che,
nonostante le parole del giusto
Simeone, vedevano in lui la
liberazione del Popolo. Questa
liberazione - redenzione e
salvezza - è stata attuata con il
sacrificio supremo di Cristo. Il
sangue che con la circoncisione
ha consacrato questo bambino a
Dio, verrà di nuovo sparso per
consacrare l'intera umanità al
Padre. Il dono del piccolo Gesù
diventa dono a Dio perché possa
essere dono all'intero Popolo. Il
Giusto Simeone «può andare in
pace», lasciare questo mondo,
dal momento che i suoi «occhi
hanno veduto la salvezza», quella
salvezza operata dal Padre nel
figlio per lo Spirito. è questo il
destino del piccolo bambino, del
tenero fanciullo che, nato in una
povera grotta, salverà il mondo.
Il giusto Simeone ha tra le
braccia Colui che sostiene il
mondo, osserva con i suoi occhi,
Colui che sempre guarda con
amore l'uomo, parla con parole
divine al Verbo incarnato e fatto
uomo. La profetessa Anna, fedele
srva di Dio, divorata per lo zelo
del Tempio, cede all'emozione e
profetizza la sventura che
diventerà salvezza: si rivolge alla
Vergine Madre pronunciando una
parola dura, quasi cattiva, «anche
a Te una spada trafiggerà
l'anima». Il presentimento della
Vergine Maria che questo suo
figlio, concepito nel mistero, nato
poveramente, si fa largo nel suo
cuore, ma non comprende appieno.
La Vergine, nella sua semplicità,
con amore di Madre medita ancora
tutte queste cose nel suo cuore, le
ripensa e legge questi segni con gli
occhi di Colui che ha voluto tutto
ciò: quel Dio nascosto che si fa
presente e va incontro all'uomo,
quel Dio che, nel suo immenso
amore, non vuole la morte ma la
vita. E allora tutto si fa chiaro,
tutto assume una luce diversa:
l'antica alleanza è superata,
l'antica legge è sorpassata. Un
nuovo giorno è spuntato
sull'umanità, giorno illuminato da
un nuovo Solo che con la sua luce
illumina le menti dei fedeli, un
nuovo Sole che, dall'Oriente, sale
e fa risplendere la sua Creatura, la
illumina, la innalza, la divinizza.
«Luce per illuminare le genti e
gloria del tuo popolo, Israele».
Questo è l'evento che, chiudendo
la santa festa della Manifestazione
nella carne del Signore Gesù
Cristo, apre il cammino di
conversione, di penitenza, di attesa
dello Sposo della Chiesa che,
volontariamente, per noi si dona
fino alla morte, e alla morte di
croce, per mostrarci anche la Sua
gloriosa risurrezione. (diacono Michele)
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